Roberta Ferrigato

biologa nutrizionista

Le intolleranze non causano aumento peso!

Le
intolleranze
alimentari

fanno parte di un più vasto gruppo di disturbi definiti come reazioni avverse al cibo. Le prime osservazioni sui disturbi legati all’ingestione di cibo sono molto antiche: già Ippocrate aveva notato gli effetti negativi dovuti all’ingestione di latte di mucca. Tuttavia, le reazioni avverse al cibo costituiscono ancora una delle aree più controverse della medicina. Una classificazione è stata proposta dalla European Academy of Allergology and Clinical Immunology, e introduce la distinzione tra reazioni tossiche e non tossiche. Le reazioni tossiche, o da avvelenamento, sono causate dalla presenza di tossine nell’alimento e dipendono esclusivamente dalla quantità di alimento tossico che viene ingerito; come ad esempio l’avvelenamento dovuto all’ingestione di funghi. Le reazioni non tossiche, invece, dipendono dalla suscettibilità dell’individuo e si suddividono in allergie e intolleranze: le allergie sono mediate da meccanismi immunologici le intolleranze, no.

Le intolleranze possono essere divise in 3 diverse tipologie (3):

Le
intolleranze
alimentari

  • Enzimatiche:

    provocate dall’incapacità di metabolizzare alcuni componenti dei cibi (es. intolleranza al lattosio, favismo) per la mancanza dei relativi enzimi digestivi

  • Chimiche:

    causate dalla presenza di particolari sostanze chimiche che possono essere naturalmente presenti nell’alimento stesso (es. la tiramina nei formaggi) o che possono essere state aggiunte volontariamente (glutammato monosodico, polifosfati, caffeina, coloranti alimentari ecc.)

  • Indefinite:

    riguardano reazioni avverse provocate da additivi quali nitriti, benzoati, solfiti

È idea molto diffusa che le intolleranze alimentari possano causare un aumento di peso ed essere responsabili di sovrappeso e obesità, condizioni causate, invece, prevalentemente da uno stile di vita inadeguato (1). Fare autodiagnosi su internet o affidarsi a test diagnostici non validati scientificamente(4), può spingere molte persone ad eliminare alcuni alimenti dalla propria dieta abituale, senza alcuna motivazione medico-scientifica, con conseguente rischio di gravi carenze nutrizionali sia negli adulti sia soprattutto nei bambini durante la crescita. In realtà, le intolleranze alimentari “vere” sono poche e nella gran parte dei casi causano un malassorbimento dell’alimento e disturbi gastrointestinali, come nausea, diarrea, meteorismo e vomito (2). In caso di sospetto di intolleranza è bene rivolgersi ad uno specialista e, come recentemente ribadito nel “Decalogo: dieci regole per gestire le intolleranze alimentari” condiviso dalle più importanti Società Scientifiche, fare una adeguata diagnosi ed evitare pericolose diete di esclusione “fai da te” (1).

Per leggere il Decalogo cliccare qui: http://www.siaaic.org/wp-content/uploads/2018/08/Decalogo-intolleranze-alimentari-corretto-senza-ministero.pdf

  • Documento condiviso. Dieci regole per gestire le intolleranze alimentari. ( qui )
  • Società Italiana di Diabetologia (SID), Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica (ADI), Associazione Medici Diabetologi (AMD), Associazione Nazionale Dietisti (ANDID), Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU), Società Italiana di Nutrizione Pediatrica (SINUPE), Società Italiana dell’Obesità (SIO) (2016). Position Statement su “Allergie, intolleranze alimentari e terapia nutrizionale dell’obesità e delle malattie metaboliche”
  • Documento Condiviso “Allergie e Intolleranze Alimentari” ( qui )
  • https://www.siaip.it/upload/1723_Choosing_wisely.pdf